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13/10/2009 10.15.58
Graham Connah interview

Graham Connah …da Charles Mingus agli Henry cow?

Here we are con un’intervista ad un personaggio realmente bizzarro ed indiscutibilmente altrettanto geniale: Graham Connah, ovvero uno stralunato alieno sbarcato molti anni or sono nella frizzante scena artistica della bay area, autore di una musica ove jazz tradizionale, avant-jazz, big band music ed art rock trovano il loro improbabile equilibrio, arricchiti da sprazzi di R.I.O. e strutture chiaramente imparentate con la classica contemporanea.

1) Ciao Graham, raccontaci brevemente il tuo percorso artistico.

Sono nato e cresciuta a Baltimora, adolescente nei seventies, ho ascoltato quanto trasmetteva la radio all’epoca e, influenzato da ragazzi con qualche anno più di me, anche Santana, Zappa, Captain Beefheart ed altri artisti comunque non commerciali.
Nel 1974 mi appassionai al Jazz: Baltimora in quel periodo vide esibirsi musicisti come Roland Kirk, Mingus, Sun ra, Clifford Jordan ed altri grandi. Kevin Whitehead (oggi autore e critico affermato) fu un riferimento dalle mie parti e permise ai miei coetanei di conoscere la free music, l’avanguardia e gli improvvisatori europei; una scena che da noi si sovrappose almeno in parte all’art rock (dagli Henry cow ai Genesis passando per Fred Frith…). Molti di questi Personaggi suonarono anche dal vivo nella mia città: lo stesso Frith, Lol Coxhill… ma anche gruppi americani come i The Muffins.
Studiai teoria musicale con Asher Zlotnik, un grande maestro, finendo in seguito in California alla ricerca di tutta la libertà personale ed artistica che questo mondo potesse offrire. Mi fermai a Santa Cruz dal 1980 al 1990, frequentando le lezioni di vari storici ed economisti marxisti e post-marxisti, conducendo programmi jazz in radio e suonando per due soldi. Non appena ebbi un po’ di denaro contante portai in città Sun ra, nel 1986 e nel 1987. In quegli anni lavorai anche con Eugene Chadbourne (dal 1987 al 1991), suonando sia sulla west che sulla east cost degli states, e partecipando ad un tour in Germania nel ’91.
Sempre a Santa Cruz, una città colma di validi artisti, fra il 1987 ed il 1988 mi unii ad una grande band chiamata Wrestling Worms, che incise un disco per l’etichetta Pitch-A-Tent. Era un gruppo di persone ricche di talento e creatività… a cui mi unii troppo tardi. Uno di loro, Rich West, il batterista, proseguì come compositore producendo lavori molto interessanti: un blend composto da rock, avanguardia, jazz, poesia e humor, che consiglio a tutti di “assaggiare”, …l’etichetta mi pare sia di Los Angeles e si chiami Pfmentum. Molti sono stati i musicisti con cui divisi un palco; ho suonato continuativamente con il clarinettista Ben Goldberg, il chitarrista Alex Candelaria ed il batterista Kenny Wollesen, con cui, dopo aver proposto musica di Mingus, Andrei Hill e Steve Lacy, iniziai a scrivere brani originali. Dal 1993 compongo costantemente, influenzato fra gli altri da Zappa, Mingus, Duke Ellington, Tadd Dameron, Steve Lacy, Andrew Hill, e Stravinsky.

2) Solitamente “jazz” è sinonimo di improvvisazione, mentre nei tuoi lavori troviamo molte parti strutturate, perché questa scelta?

Nel momento in cui scrivo sento l’esigenza di comporre musica che risulti per me interessante da ascoltare, ed io amo i passaggi strutturati. Molto jazz ha poca composizione e ampi “spazi aperti”, il che non mi disturba, ma desidero comunque che quel che scrivo abbia equilibri differenti e ben precisi fra improvvisazione e composizione.
Mi divertono molto le jam sessions e amo suonare musica altrui con notevole possibilità di improvvisare, ma non sento la necessità di impostare nel medesimo modo le mie composizioni. Amo formazioni estese, dal grande impatto, per cui scrivere passaggi collettivi ed orchestrali sviluppandone le diverse possibilità.
Per motivi estetici ed economici in ambito jazz ci sono molte formazioni a trio e duo, il che non è necessariamente un male, ma limita la possibilità per i musicisti di interagire contemporaneamente con più artisti. Conosco moltissimi validi musicisti che desiderano principalmente suonare musica impegnativa in gruppi allargati.

3) Come descriveresti la tua musica?

La descriverei come modernismo non sufficientemente spinto, uno sforzo burocratico con tanto di confusione cartacea, tranelli politici ed intrighi degni della vita di una famiglia reale costellata da inganni di palazzo e qualche incesto. La mia musica mi assomiglia: indulgente, stravagante, dissoluta, utopica, idealistica, nevrotica, corpulenta, frivola e qualche volta ossessiva. Mi piace radunare ottimi musicisti e dare loro l’opportunità di esprimersi e mostrare il loro talento. Talvolta quel che scrivo è anche appassionato, romantico e nostalgico.

4) Nelle tue composizioni molti trovano una certa ironia “zappiana”, sei d’accordo con questa osservazione?

Non mi considero una persona ironica, ma credo che nei miei lavori sia presente molto “humor” relazionabile chiaramente allo stile di Zappa.
Musicisti e dischi jazz sono spesso scevri da qualsiasi forma di “humor”, mentre io, pur affrontando molto seriamente la musica, non mi prendo personalmente troppo sul serio: questo mi aiuta a sopportare le notevoli frustrazioni del “music business” e sopravvivere.

5) Le tue composizioni cambiano molto dal vivo?

No, non vi sono grandi cambiamenti dal vivo; questo fondamentalmente perchè non abbiamo tempo sufficiente per provare. Essendo una formazione composta da molti musicisti le occasioni per suonare live sono poche (una decina all’anno), per cui è necessario riferirsi allo spartito o seguire comunque precise indicazioni scritte. Questo riduce la possibilità di sorprese (come accadeva invece con Mingus e Zappa) e frustra a priori la possibilità di esplorare come vorrei le strutture modulari e complesse presenti nelle mie composizioni, cosa che spero di poter fare in futuro.

6) Chi è il vostro “fan” tipico?

In realtà non abbiamo molti “fan” ...per lo più suoniamo in luoghi dove non sono richiesti, come caffetterie, dove la gente sostanzialmente ci ignora. La maggior parte dei nostri estimatori sono addetti ai lavori, e pochi altri ossessionati, malati di musica: di solito si tratta di quarantenni corpulenti con la coda di cavallo e la barba grigia, come il ragazzo dei fumetti nei Simpson o, se preferisci, come me stesso.

7) Conosci altri artisti con uno stile musicale che senti vicino al tuo?

Sono sicuro che ci siano molti artisti vicini al mio stile, perché la mia musica non è certo terribilmente originale, …ma non riesco a ricordarmene neppure uno al momento. Mi sento comunque vicino a molti gruppi della Cuneiform Records, anche se non riesco ad accostarmi specificatamente ad un nome in particolare, senza considerare che quasi nessuno di loro ha mai sentito parlare di me.
Conosco altre persone della west coast che scrivono jazz per ensemble allargati (non meno di sei o dieci musicisti), fra cui Mike Irwin ed il suo gruppo, gli 8-legged monster, oppure Mitch Marcus e Sylvain Carton.

8) Cosa stai ascoltando in questo periodo?

Negli ultimi 30 anni ho ascoltato molta musica dei primi anni quaranta: Tommy Dorsey's band con un giovane Frank Sinatra alla voce ed il gruppo vocale The pied pipers. Anche Jo Stafford cantava con questi artisti. Recentemente ho riascoltato della musica dei settanta, di cui conoscevo l’esistenza anche quando fu pubblicata ma che in passato sottovalutavo, essendo la mia attenzione esclusivamente focalizzata sul jazz: ...Todd Rundgren, Herbie Hancock's headhunters, gli album da solista di George Duke.
Ascolto anche del jazz: i lavori di Clifford Jordan's strata-east, Mingus, i Weather report, diverse registrazioni live di Zappa, alcune cose di Sun ra di metà e fine settanta, un pochino di Kraut rock, alcuni hit da classifica degli anni sessanta con particolare attenzione ai gruppi vocali come gli Hollies, Four seasons, Curtis Mayfield… vecchia musica elettronica, lavori orchestrali di Messiaen, Les Noces di Stravinsky…
Attualmente ascolto sempre di più la musica di gente che conosco: qualsiasi gruppo dove sia presente Ches Smith (Mary Halvorson, Marc Ribot, Secret chiefs), Aaron Novik, i dischi degli Hughscore su Cuneiform (Elaine Difalco è una cara amica che parteciperà al mio prossimo disco). Che altro? ...gente della “bay area” come Dan Plonsey, Ben Goldberg, Erik Pearson ROVA sax quartet… Apprezzo molto anche i Mirthkon, i Research and Development, gli Inner Ear Brigade, Slydini, e tutto quel che ha a che fare con Matt Lebofsky.

9) Che progetti hai per il futuro?

A nome Ted Brinkleys jazz argosy ho pronto un disco intitolato Neptune's rogue apothecary: si tratta di uno sforzo compiuto da 14 musicisti (molti già presenti nei miei dischi precedenti) ricco di partecipazioni canore, con sino sei voci contemporanee.
Ho altro materiale a nome Ted Brinkley and Neptune's Rogue Apothecary, ma non sono ancora sicuro del titolo dell’album (forse Gibberish Benediction): è un buon lavoro dove sono coinvolti 11 artisti e diversi cantanti. Nei miei cassetti vi sono incisioni avanzate dai vecchi dischi che potrei concentrare in un'unica produzione. Ho inciso alcuni brani di Tadd Dameron, riarrangiati per un gruppo di 10 elementi più diversi cantanti: qualcosa di più di un semplice disco jazz.
Infine ho composto musica per una piccola orchestra di 22 elementi, che probabilmente sarà usata come colonna sonora di qualche realizzazione visiva, per ora non ancora registrata.

10) Vuoi aggiungere altro prima di salutarci?

Vorrei sottolineare come vi sia molta musica buona nella bay area, non confinata in un unica genere o stile e spesso realizzata da artisti di sesso femminile (Lisa Mezzacappa, Sonya Hunter, Dina Maccabee, Beth Custer, Liz Allbee, Emily Bezar…). Non so se vi sia percezione di questa ricchezza, poiché pochissimi gruppi di questa scena suonano in giro per il mondo (quelli che vi riescono sono molto apprezzati: Sleepytime Gorilla Museum, Good For Cows, Enablers,…). Vi raccomando fra gli altri alcuni miei amici che stanno per pubblicare nuovi lavori: Aaron Novik, che realizzerà un disco per la Tzadik, Ben Goldberg, Dan Plonsey…
Beh, fermiamoci qui. Grazie ancora per l’interesse mostrato verso la mia musica.

Consigli per gli acquisti:
Avventurosi e bellissimi:
 Jettison Slinky/Dank side of the morn
 Admiral Ted Brinkley (semi-ret) directs the Verrugo Vista Junior Junior College Grads of ’77
 Graham Connah/Because of Wayne
 Graham Connah/The only song we know 1
 Graham Connah/The only song we know 2
 Graham Connah/Gurney to the lincoln center of your mind

Più canonici, comunque ottimi:
 Graham Connah/Snaps Erupt at Pure Spans
 Graham Connah/My God has fleas

Ruggero  
 
 
 
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